Nel tempo ho imparato a proteggermi dalle persone che vogliono fortissimamente sentirsi infelici.

Non da quelle che sono infelici per cause indipendenti dalla loro volontà, per cui provo forte compassione, ma da quelle che vogliono sentirsi infelici in maniera abitudinaria non patologica, senza un reale motivo per esserlo.

Ho iniziato a mappare le loro abitudini:

  • Prendono tutto sempre troppo sul serio
  • Non accettano il passato
  • Non si accettano così come sono
  • Non vivono nel presente
  • Pensano sempre a ciò che gli altri pensano di loro
  • Sentono il costante bisogno di controllare tutto della loro vita.

Queste abitudini generano un “disturbo di fondo” che se ben orientato sconfina in un effetto scoperto da Huygens 360 anni fa ed utilizzato nel 1970 dal fisico Kuramoto per descrivere i sistemi non lineari di oscillatori accoppiati in cui compare il fenomeno della sincronizzazione.

Grazie agli infelici abitudinari ho così osservato due cose importanti.

La prima è che le parabole dei nostri destini si meritano dosi di straordinaria sincronia proprio per la sua intrinseca utilità sociale e per l’impatto che questa crea sulle nostre vite. Così come due metronomi avviati con ritmo differente possono andare in sincrono solo se messi nella condizione di “comunicare” tra loro e influenzarsi, la stessa cosa dovrebbe succedere tra le persone.

La seconda è che proprio nel punto in cui avviene la transizione tra asincrono e sincrono si manifesta la parte più emozionante di tutta questa faccenda di salti tra ordine e caos, assumendo la forma del ritmo cardiaco, dell’orbita di un satellite naturale attorno ad un pianeta, dell’impulso luminoso vibrato all’unisono da miriadi di lucciole in una foresta di mangrovie della Tailandia. Diventando inesorabilmente felicità.