Ore 8.37, sala di un ospedale di Torino. Per sbriciolare attesa e ipocondria, immagino le persone presenti in una diversa collocazione rispetto a quella del paziente o dell’accompagnatore.

Un signore sulla settantina, ex manager Fiat o ex toelettatore di cani, accompagna la moglie, volontaria degli alpini o sceneggiatrice di corti d’animazione, continuando a ripeterle di aver posteggiato senza aver pagato, perché il traffico generato da quelli che circolano illecitamente con un Euro 1-2-3-4, non gli ha lasciato il tempo di cercar un parchimetro.

È visibilmente disorientato e, seppur sorridente, non presta alcuna attenzione allo stato d’animo della moglie, anch’essa disorientata dal marito.

C’è da chiedersi se i robot, raggiunta la singolarità tecnologica nel 2035 (?), rifiuteranno il concetto di parcheggio gratuito davanti al supermercato e di parcheggio a pagamento davanti all’ospedale, accettandone il paradosso urbanistico, o se andranno indissolubilmente in guasto irreversibile, come il malcapitato signore di stamane.

Lo stato moderno e la tecnologia ci doneranno una transizione goffa o i nostri amministratori pubblici saranno pronti a rivedere gli standard urbanistici? Chi vivrà, roboticamente o umanamente, vedrà.