NO DMFl Dimetil Fumarato (DMF), viene utilizzato come antimuffa in sacchetti recanti la scritta “silica gel” inseriti per lo più in poltrone in pelle, in confezioni contenenti scarpe per bambini e da donna provenienti dai Paesi asiatici.
La Decisione 2009/251/CE del 17 marzo 2009, impone agli Stati membri di garantire che non vengano immessi o messi a disposizione sul mercato comunitario prodotti contenenti  Dimetil Fumarato (DMF).
La decisione è l’ultimo atto a seguito di numerose notifiche su sistema RAPEX in merito a gravi lesioni allergiche, dermatiti ed addirittura difficoltà respiratorie provocate dal DMF.
In base alla Decisione 2009/251/CE del 17 marzo 2009 pertanto, a partire dal 1° maggio 2009, i prodotti di consumo introdotti in Europa non devono contenere concentrazioni di DMF superiori al limite di 0,1 mg per kg di prodotto o parte del medesimo. A questo proposito gli stati membri devono assicurare la necessaria sorveglianza del mercato e svolgere le relative attività di controllo onde prevenire danni alla salute e alla sicurezza dei consumatori. La decisione ha valore sino al 15 marzo 2010.
In Italia, il Ministero della Salute ha emanato una prima comunicazione (prot 5496 del 5 febbraio 2009), recante segnalazione ai NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità) della tossicità di tale sostanza per la salute pubblica, con l’invito a porre sotto sequestro cautelativo i prodotti accompagnati da sacchetti di Silica-gel, con prelievo di 3 campioni da inviare all’Istituto superiore di Sanità per i relativi accertamenti.
A tale comunicazione sono seguite la nota prot. 1722 del 20 marzo 2009 e la nota prot. 9231 del 26 febbraio 2009, sempre del Ministero della Salute, nelle quali si precisa che le merci contenenti i sacchetti di silica-gel vanno assoggettate ai controlli in materia di sanità e sicurezza dei prodotti di cui al Reg. (CEE) 339/1993.
In ultimo, con Comunicato Prot 12804 del 19 marzo 2009, il Ministero della Salute ha descritto gli adempimenti a carico degli importatori per quanto riguarda le importazioni di articoli provenienti da Cina e Sud Est asiatico.
Ove la certificazione prodotta dall’importatore attesti l’assenza del DMF, gli uffici doganali ne devono dare comunicazione agli USMAF (Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera), affinchè questi esaminino la certificazione in oggetto ai fini del rilascio dell’eventuale Nulla Osta Sanitario, necessario per ottenere lo svincolo delle merci in questione. Nel caso invece in cui dal certificato risulti la presenza di DMF, la merce verrà rispedita all’estero, non potendo essere ammessa all’importazione (per maggiori dettagli sul punto è possibile consultare anche la nota dell’Agenzia delle Dogane – Ufficio di Trieste prot. 14005 del 19/03/2009).
In alternativa al respingimento all’estero della spedizione è possibile introdurre sul territorio nazionale l’intera partita di merce sotto vincolo sanitario presso i magazzini indicati dal destinatario della spedizione e sotto la vigilanza del competente Comando Carabinieri per la tutela della salute, coadiuvato dalla competente ASL, provvedendo alla relativa bonifica. L’importatore deve in ogni modo garantire che nel prodotto in questione il livello di DMF non superi lo 0,1mg/kg di prodotto e che sulla nuova confezione di cui sarà fornito venga apposta, chiaramente visibile, una etichetta permanente del tipo: ” Attenzione! Avvertenza per i soggetti allergici: l’articolo è venuto a contatto con bustine contenenti DMF, sostanza in grado di determinare reazioni allergiche e dermatiti pruriginose” (vedasi la nota illustrativa dell’Agenzia delle Dogane prot. 56686/RU del 22 aprile 2009).
Per l’inserimento in confezioni da parte di importatori o rebranders si consiglia quindi l’utilizzo di sacchetti o capsule di sali disidratanti privi di DMF e certificati secondo la DIN 55473:2001-02.
Gli importatori devono quindi provvedere ad informare i consumatori adeguatamente in merito al rischio derivante da questi prodotti.
Per quanto riguarda il Regolamento REACH  ed il relativo obbligo di informazione lungo la catena di approvigionamento , per i fornitori esiste l’obbligo di informare entro 45 gg. dalla richiesta solo per le sostanze inserite nella Candidate list del Regolamento REACH), ed il DMF per ora non è considerato una SVHC.