ecointer_Il Parlamento Europeo ha adottato una direttiva volta a tutelare i lavoratori interinali sancendo il loro diritto di godere di condizioni d’occupazione identiche a quelle dei dipendenti veri e propri, in linea di principio sin dal primo giorno di lavoro. Oltre alla parità di salario e alla tutela delle gestanti, avranno diritto di essere informati sui posti vacanti e ad essere assunti nelle imprese in cui operano, nonché di accedere a mense, asili nido e trasporti, e alle attività di formazione.

Adottando la relazione di Harlem Désir (PSE, Francia), il Parlamento ha approvato la posizione comune del Consiglio sulla direttiva volta a garantire la tutela dei lavoratori tramite agenzia interinale e a migliorare la qualità del lavoro garantendo il rispetto del principio della parità di trattamento nei loro confronti e riconoscendo tali agenzie quali datori di lavoro. Il Consiglio, infatti, ha accolto la maggior parte degli emendamenti proposti dal Parlamento in prima lettura. Gli Stati membri dovranno adottare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva entro tre anni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE.

La direttiva mira anche a inquadrare adeguatamente il ricorso al lavoro tramite agenzia interinale al fine di contribuire efficacemente alla creazione di posti di lavoro e allo sviluppo di forme di lavoro flessibili. Afferma infatti che il lavoro tramite agenzia interinale non risponde solo alle esigenze di flessibilità delle imprese ma anche «alla necessità di conciliare la vita privata e la vita professionale dei lavoratori dipendenti, contribuendo pertanto alla creazione di posti di lavoro e alla partecipazione al mercato del lavoro e all’inserimento in tale mercato».
La direttiva si applica ai lavoratori che hanno un contratto di lavoro o un rapporto di lavoro con un’agenzia interinale e assegnati ad imprese utilizzatrici per lavorare temporaneamente e sotto il controllo e la direzione delle stesse. Si applica alle imprese pubbliche e private che sono agenzie di lavoro interinale o imprese utilizzatrici che esercitano un’attività economica con o senza fini di lucro. Gli Stati membri, previa consultazione delle parti sociali, possono prevedere che la direttiva non si applichi ai contratti o ai rapporti di lavoro conclusi nell’ambito di un programma specifico di formazione, d’inserimento e di riqualificazione professionali pubblico o sostenuto da enti pubblici.

La direttiva lascia peraltro impregiudicate le definizioni di retribuzione, contratto o rapporto di lavoro, o di lavoratore, contenute nella legislazione nazionale. Gli Stati membri non possono però escludere dal suo ambito d’applicazione i lavoratori, i contratti o i rapporti di lavoro unicamente per il fatto che riguardano lavoratori a tempo parziale, lavoratori a tempo determinato o persone che hanno un contratto o un rapporto di lavoro con un’agenzia interinale.